
63. Il Manifesto del Partito Comunista.

Da: F. Engels-K. Marx, Manifesto del Partito Comunista, Einaudi,
Torino, 1970.

Stilato da Karl Marx e da Friedrich Engels nel 1847 a Londra, in
nome della lega dei comunisti, il Manifesto del Partito Comunista
contiene i fondamenti ideologici di una nuova concezione
scientifica della storia, il materialismo storico: La storia di
ogni societ esistita fino a questo momento,  storia di lotta
delle classi. Nel brano seguente tale enunciazione, che rester
un cardine della dottrina marxista, viene spiegata analiticamente:
la borghesia, dopo aver eliminato completamente il mondo feudale
con i suoi ordini e le sue gerarchie, ed essersi appropriata di
tutti i mezzi di produzione, ha prodotto a sua volta un'altra
classe rivoluzionaria, oppressa e nullatenente, il proletariato,
destinata a sconfiggerla e soppiantarla. Scopo del partito
comunista sar quello di unire i proletari di tutto il mondo e di
condurli alla rivoluzione col rovesciamento violento di tutto
l'ordinamento sociale finora esistente.


I. Borghesi e proletari.

La storia di ogni societ esistita fino a questo momento,  storia
di lotta delle classi.
Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba,
membri delle corporazioni e garzoni, in breve, oppressori e
oppressi, furono continuamente in reciproco contrasto, e
condussero una lotta ininterrotta, ora latente ora aperta; lotta
che ogni volta  finita o con una trasformazione rivoluzionaria di
tutta la societ o con la comune rovina delle classi in lotta.
Nelle epoche anteriori della storia troviamo quasi dappertutto una
completa articolazione della societ in differenti ordini, una
molteplice graduazione delle posizioni sociali. In Roma antica
abbiamo patrizi, cavalieri, plebei, schiavi; nel Medioevo signori
feudali, vassalli, membri delle corporazioni, garzoni, servi della
gleba, e, per di pi, anche particolari graduazioni in quasi
ognuna di queste classi.
La societ borghese moderna, sorta dal tramonto della societ
feudale, non ha eliminato gli antagonismi fra le classi. Essa ha
soltanto sostituito alle antiche, nuove classi, nuove condizioni
di oppressione, nuove forme di lotta.
La nostra epoca, l'epoca della borghesia, si distingue per dalle
altre per aver semplificato gli antagonismi di classe. L'intera
societ si va scindendo sempre pi in due grandi campi nemici, in
due grandi classi direttamente contrapposte l'una all'altra:
borghesia e proletariato.
Dai servi della gleba del Medioevo sorse il popolo minuto delle
prime citt; da questo popolo minuto si svilupparono i primi
elementi della borghesia.
La scoperta dell'America, la circumnavigazione dell'Africa
crearono alla sorgente borghesia un nuovo terreno. Il mercato
delle Indie orientali e della Cina, la colonizzazione
dell'America, gli scambi con le colonie, l'aumento dei mezzi di
scambio e delle merci in genere diedero al commercio, alla
navigazione, all'industria uno slancio fino allora mai conosciuto,
e con ci impressero un rapido sviluppo all'elemento
rivoluzionario entro la societ feudale in disgregazione.
L'esercizio dell'industria, feudale o corporativo, in uso fino
allora non bastava pi al fabbisogno che aumentava con i nuovi
mercati. Al suo posto subentr la manifattura. Il medio ceto
industriale soppiant i maestri artigiani; la divisione del lavoro
fra le diverse corporazioni scomparve davanti alla divisione del
lavoro nella singola officina stessa.
Ma i mercati crescevano sempre, il fabbisogno saliva sempre.
Neppure la manifattura era pi sufficiente. Allora il vapore e le
macchine rivoluzionarono la produzione industriale. All'industria
manifatturiera subentr la grande industria moderna; al medio ceto
industriale subentrarono i milionari dell'industria, i capi di
interi eserciti industriali, i borghesi moderni.
La grande industria ha creato quel mercato mondiale, ch'era stato
preparato dalla scoperta dell'America. Il mercato mondiale ha dato
uno sviluppo immenso al commercio, alla navigazione, alle
comunicazioni per via di terra. Questo sviluppo ha reagito a sua
volta sull'espansione dell'industria, e, nella stessa misura in
cui si estendevano industria, commercio, navigazione, ferrovie, si
 sviluppata la borghesia, ha accresciuto i suoi capitali e ha
respinto nel retroscena tutte le classi tramandate dal Medioevo.
Vediamo dunque come la borghesia moderna  essa stessa il prodotto
d'un lungo processo di sviluppo, d'una serie di rivolgimenti nei
modi di produzione e di traffico.
Ognuno di questi stadi di sviluppo della borghesia era
accompagnato da un corrispondente progresso politico. Ceto
oppresso sotto il dominio dei signori feudali, insieme di
associazioni armate ed autonome nel comune, talvolta sotto forma
di repubblica municipale indipendente, talvolta di terzo stato
tributario della monarchia, poi all'epoca dell'industria
manifatturiera, nella monarchia controllata dagli Stati come in
quella assoluta, contrappeso alla nobilt, e fondamento principale
delle grandi monarchie in genere, la borghesia, infine, dopo la
creazione della grande industria e del mercato mondiale, si 
conquistata il dominio politico esclusivo nello Stato
rappresentativo moderno. Il potere statale moderno non  che un
comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe
borghese.
La borghesia ha avuto nella storia una parte altamente
rivoluzionaria.
Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le
condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato
spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano
l'uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e
uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo pagamento in
contanti. Ha affogato nell'acqua gelida del calcolo egoistico i
sacri brividi dell'esaltazione devota, dell'entusiasmo
cavalleresco, della malinconia filistea. Ha disciolto la dignit
personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli
libert patentate e onestamente conquistate ha messo, unica, la
libert di commercio priva di scrupoli. In una parola: ha messo lo
sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello
sfruttamento mascherato d'illusioni religiose e politiche.
La borghesia ha spogliato della loro aureola tutte le attivit che
fino allora erano venerate e considerate con pio timore. Ha
tramutato il medico, il giurista, il prete, il poeta, l'uomo della
scienza, in salariati ai suoi stipendi.
La borghesia ha strappato il commovente velo sentimentale al
rapporto familiare e lo ha ricondotto a un puro rapporto di
denaro.
La borghesia ha svelato come la brutale manifestazione di forza,
che la reazione ammira tanto nel Medioevo, avesse la sua
appropriata integrazione nella pi pigra infingardaggine. Solo la
borghesia ha dimostrato che cosa possa compiere l'attivit
dell'uomo. Essa ha compiuto ben altre meraviglie che piramidi
egiziane, acquedotti romani e cattedrali gotiche, ha portato a
termine ben altre spedizioni che le migrazioni dei popoli e le
crociate.
La borghesia non pu esistere senza rivoluzionare continuamente
gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque
tutti i rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte
le classi industriali precedenti era invece l'immutato
mantenimento del vecchio sistema di produzione. Il continuo
rivoluzionamento della produzione, l'ininterrotto scuotimento di
tutte le situazioni sociali, l'incertezza e il movimento eterni
contraddistinguono l'epoca dei borghesi fra tutte le epoche
precedenti. Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi,
con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e
tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi
fissare. Si volatilizza tutto ci che vi era di corporativo e di
stabile,  profanata ogni cosa sacra, e gli uomini sono finalmente
costretti a guardare con occhio disincantato la propria posizione
e i propri reciproci rapporti.
Il bisogno di uno smercio sempre pi esteso per i suoi prodotti
sospinge la borghesia a percorrere tutto il globo terrestre.
Dappertutto deve annidarsi, dappertutto deve costruire le sue
basi, dappertutto deve creare relazioni.
Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato una
impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i
paesi. Ha tolto di sotto i piedi all'industria il suo terreno
nazionale, con grande rammarico dei reazionari. Le antichissime
industrie nazionali sono state distrutte, e ancora adesso vengono
distrutte ogni giorno. Vengono soppiantate da industrie nuove, la
cui introduzione diventa questione di vita o di morte per tutte le
nazioni civili, da industrie che non lavorano pi soltanto materie
prime del luogo, ma delle zone pi remote, e i cui prodotti non
vengono consumati solo nel paese stesso, ma anche in tutte le
parti del mondo. Ai vecchi bisogni, soddisfatti con i prodotti del
paese, subentrano bisogni nuovi, che per essere soddisfatti
esigono i prodotti dei paesi e dei climi pi lontani. All'antica
autosufficienza e all'antico isolamento locali e nazionali
subentra uno scambio universale, una interdipendenza universale
fra le nazioni. E come per la produzione materiale, cos per
quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole
nazioni divengono bene comune. L'unilateralit e la ristrettezza
nazionale diventano sempre pi impossibili, e dalle molte
letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale.
Con il rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione,
con le comunicazioni infinitamente agevolate, la borghesia
trascina nella civilt tutte le nazioni, anche le pi barbare. I
bassi prezzi delle sue merci sono l'artiglieria pesante con la
quale essa spiana tutte le muraglie cinesi, con la quale costringe
alla capitolazione la pi tenace xenofobia dei barbari. Costringe
tutte le nazioni ad adottare il sistema di produzione della
borghesia [cio quello industriale e capitalistico], se non
vogliono andare in rovina, le costringe ad introdurre in casa loro
la cosiddetta civilt, cio a diventare borghesi. In una parola:
essa si crea un mondo a propria immagine e somiglianza.
La borghesia ha assoggettato la campagna al dominio della citt.
Ha creato citt enormi, ha accresciuto su grande scala la cifra
della popolazione urbana in confronto di quella rurale, strappando
in tal modo una parte notevole della popolazione all'idiotismo
[cio all'ambiente sociale e culturale particolare] della vita
rurale. Come ha reso la campagna dipendente dalla citt, la
borghesia ha reso i paesi barbari e semibarbari dipendenti da
quelli inciviliti, i popoli di contadini da quelli di borghesi,
l'Oriente dall'Occidente.
La borghesia elimina sempre pi la dispersione dei mezzi di
produzione, della propriet e della popolazione. Ha agglomerato la
popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione e ha
concentrato in poche mani la propriet. Ne  stata conseguenza
necessaria la centralit politica. Province indipendenti, legate
quasi solo da vincoli federali, con interessi, leggi, governi e
dazi differenti, vennero strette in una sola nazione, un solo
governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe,
entro una sola barriera doganale.
Durante il suo dominio di classe appena secolare la borghesia ha
creato forze produttive in massa molto maggiore e pi colossali
che non avessero mai fatto tutte insieme le altre generazioni del
passato. Il soggiogamento delle forze naturali, le macchine,
l'applicazione della chimica all'industria e all'agricoltura, la
navigazione a vapore, le ferrovie, i telegrafi elettrici, il
dissodamento d'interi continenti, la navigabilit dei fiumi,
popolazioni intere sorte quasi per incanto dal suolo - quale dei
secoli antecedenti immaginava che nel grembo del lavoro sociale
stessero sopite tali forze produttive?.
Ma abbiamo visto che i mezzi di produzione e di scambio sulla cui
base si era venuta costituendo la borghesia erano stati prodotti
entro la societ feudale. A un certo grado dello sviluppo di quei
mezzi di produzione e di scambio, le condizioni nelle quali la
societ feudale produceva e scambiava, l'organizzazione feudale
dell'agricoltura e della manifattura, in una parola i rapporti
feudali della propriet, non corrisposero pi alle forze
produttive ormai sviluppate. Essi inceppavano la produzione invece
di promuoverla. Si trasformarono in altre catene. Dovevano essere
spezzate e furono spezzate.
Ad esse subentr la libera concorrenza con la confacente
costituzione sociale e politica, con il dominio economico e
politico della classe dei borghesi.
Sotto i nostri occhi si svolge un moto analogo. I rapporti
borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di
propriet, la societ borghese moderna, che ha creato per incanto
mezzi di produzione e di scambio cos potenti, rassomigliano al
mago che non riesce pi a dominare le potenze degli inferi da lui
evocate. Sono decenni ormai che la storia dell'industria e del
commercio  soltanto storia della rivolta delle forze produttive
moderne contro i rapporti moderni della produzione, cio contro i
rapporti di propriet che costituiscono le condizioni di esistenza
della borghesia e del suo dominio. Basti ricordare le crisi
commerciali che col loro periodico ritorno mettono in forse sempre
pi minacciosamente l'esistenza di tutta la societ borghese.
Nelle crisi commerciali viene regolarmente distrutta non solo una
gran parte dei prodotti ottenuti, ma addirittura gran parte delle
forze produttive gi create. Nelle crisi scoppia una epidemia
sociale che in tutte le epoche anteriori sarebbe apparsa un
assurdo: l'epidemia della sovrapproduzione. La societ si trova
all'improvviso ricondotta a uno stato di momentanea barbarie;
sembra che una carestia, una guerra generale di sterminio le
abbiano tagliato tutti i mezzi di sussistenza; l'industria, il
commercio sembrano distrutti. E perch? Perch la societ possiede
troppa civilt, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria,
troppo commercio. Le forze produttive che sono a sua disposizione
non servono pi a promuovere la civilt borghese e i rapporti
borghesi di propriet; anzi, sono divenute troppo potenti per quei
rapporti e ne vengono ostacolate, e appena superano questo
ostacolo mettono in disordine tutta la societ borghese, mettono
in pericolo l'esistenza della propriet borghese. I rapporti
borghesi sono divenuti troppo angusti per poter contenere la
ricchezza da essi stessi prodotta. - Con quale mezzo la borghesia
supera le crisi? Da un lato, con la distruzione coatta di una
massa di forze produttive; dall'altro, con la conquista di nuovi
mercati e con lo sfruttamento pi intenso dei vecchi. Dunque, con
quali mezzi? Mediante la preparazione di crisi pi generali e pi
violente e la diminuzione dei mezzi per prevenire le crisi stesse.
A questo momento le armi che son servite alla borghesia per
atterrare il feudalesimo si rivolgono contro la borghesia stessa.
Ma la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che le
porteranno la morte; ha anche generato gli uomini che impugneranno
quelle armi: gli operai moderni, i proletari.
Nella stessa proporzione in cui si sviluppa la borghesia, cio il
capitale, si sviluppa il proletariato, la classe degli operai
moderni, che vivono solo fintantoch trovano lavoro, e che trovano
lavoro solo fintantoch il loro lavoro aumenta il capitale. Questi
operai, che sono costretti a vendersi al minuto, sono una merce
come ogni altro articolo commerciale, e sono quindi esposti, come
le altre merci, a tutte le alterne vicende della concorrenza, a
tutte le oscillazioni del mercato.
Con l'estendersi dell'uso delle macchine e con la divisione del
lavoro, il lavoro dei proletari ha perduto ogni carattere
indipendente e con ci ogni attrattiva per l'operaio. Egli diviene
un semplice accessorio della macchina, al quale si richiede
soltanto un'operazione manuale semplicissima, estremamente
monotona e facilissima da imparare. Quindi le spese che causa
l'operaio si limitano quasi esclusivamente ai mezzi di sussistenza
dei quali egli ha bisogno per il proprio mantenimento e per la
riproduzione della sua specie. Ma il prezzo di una merce, quindi
anche quello del lavoro,  uguale ai suoi costi di produzione.
Quindi il salario decresce nella stessa proporzione in cui aumenta
il tedio del lavoro. Anzi, nella stessa proporzione dell'aumento
dell'uso delle macchine e della divisione del lavoro aumenta anche
la massa del lavoro, sia con l'aumento delle ore di lavoro, sia
con l'aumento del lavoro che si esige in una data unit di tempo,
con l'accresciuta celerit delle macchine e cos via.
L'industria moderna ha trasformato la piccola officina del maestro
artigiano patriarca nella grande fabbrica del capitalista
industriale. Masse di operai addensate nelle fabbriche vengono
organizzate militarmente. E vengono poste, come soldati semplici
dell'industria, sotto la sorveglianza di una completa gerarchia di
sottufficiali e ufficiali. Gli operai non sono soltanto servi
della classe dei borghesi, dello Stato dei borghesi, ma vengono
asserviti giorno per giorno, ora per ora dalla macchina, dal
sorvegliante, e soprattutto dal singolo borghese fabbricante in
persona. Questo dispotismo  tanto pi meschino, odioso ed
esasperante, quanto pi apertamente esso proclama come proprio
fine ultimo il guadagno.
Quanto meno il lavoro manuale esige abilit ed esplicazione di
forza, cio quanto pi si sviluppa l'industria moderna, tanto pi
il lavoro degli uomini viene soppiantato da quello delle donne [e
dei fanciulli]. Per la classe operaia non han pi valore sociale
le differenze di sesso e di et. Ormai ci sono soltanto strumenti
di lavoro che costano pi o meno a seconda dell'et e del sesso.
Quando lo sfruttamento dell'operaio da parte del padrone di
fabbrica  terminato, in quanto all'operaio viene pagato il suo
salario in contanti, si gettano su di lui le altre parti della
borghesia, il padron di casa, il bottegaio, il prestatore su pegno
e cos via.
Quelli che fino a questo momento erano i piccoli ordini medi, cio
i piccoli industriali, i piccoli commercianti e coloro che
vivevano di piccole rendite, gli artigiani e i contadini, tutte
queste classi precipitano sul proletariato, in parte per il fatto
che il loro piccolo capitale non  sufficiente per l'esercizio
della grande industria, e soccombe nella concorrenza con i
capitalisti pi forti, in parte per il fatto che la loro abilit
viene svalutata da nuovi sistemi di produzione. Cos il
proletariato si recluta in tutte le classi della popolazione.
Il proletariato passa attraverso diversi gradi di sviluppo. La sua
lotta contro la borghesia comincia con la sua esistenza.
Da principio singoli operai, poi gli operai di una fabbrica, poi
gli operai di una branca di lavoro in un dato luogo lottano contro
il singolo borghese che li sfrutta direttamente.
Essi non dirigono i loro attacchi soltanto contro i rapporti
borghesi di produzione, ma contro gli stessi strumenti di
produzione; distruggono le merci straniere che fan loro
concorrenza, fracassano le macchine, dnno fuoco alle fabbriche,
cercano di riconquistarsi la tramontata posizione del lavoratore
medievale.
In questo stadio gli operai costituiscono una massa disseminata
per tutto il paese e dispersa a causa della concorrenza. La
solidariet di maggiori masse operaie non  ancora il risultato
della loro propria unione, ma della unione della borghesia, la
quale, per il raggiungimento dei propri fini politici, deve
mettere in movimento tutto il proletariato, e per il momento pu
ancora farlo. Dunque, in questo stadio i proletari combattono non
i propri nemici, ma i nemici dei propri nemici, gli avanzi della
monarchia assoluta, i proprietari fondiari, i borghesi non
industriali, i piccoli borghesi. Cos tutto il movimento della
storia  concentrato nelle mani della borghesia; ogni vittoria
raggiunta in questo modo  una vittoria della borghesia.
Ma il proletariato, con lo sviluppo dell'industria, non solo si
moltiplica; viene addensato in masse pi grandi, la sua forza
cresce, ed esso la sente di pi. Gli interessi, le condizioni di
esistenza all'interno del proletariato si vanno sempre pi
agguagliando man mano che le macchine cancellano le differenze del
lavoro e fanno discendere quasi dappertutto il salario a un
livello ugualmente basso. La crescente concorrenza dei borghesi
fra di loro e le crisi commerciali che ne derivano rendono sempre
pi oscillante il salario degli operai; l'incessante e sempre pi
rapido sviluppo del perfezionamento delle macchine rende sempre
pi incerto il complesso della loro esistenza; le collisioni fra
il singolo operaio e il singolo borghese assumono sempre pi il
carattere di collisioni di due classi. Gli operai cominciano col
formare coalizioni contro i borghesi e si riuniscono per difendere
il loro salario. Fondano perfino associazioni permanenti per
approvvigionarsi in vista di quegli eventuali sollevamenti. Qua e
l la lotta prorompe in sommosse.
Ogni tanto vincono gli operai; ma solo transitoriamente. Il vero e
proprio risultato delle loro lotte non  il successo immediato ma
il fatto che l'unione degli operai si estende sempre pi. Essa 
favorita dall'aumento dei mezzi di comunicazione, prodotti dalla
grande industria, che mettono in collegamento gli operai delle
differenti localit. E basta questo collegamento per centralizzare
in una lotta nazionale, in una lotta di classe, le molte lotte
locali che hanno dappertutto uguale carattere. Ma ogni lotta di
classe  lotta politica. E quella unione per la quale i cittadini
del Medioevo con le loro strade vicinali ebbero bisogno di secoli,
i proletari moderni con le ferrovie la attuano in pochi anni.
Questa organizzazione dei proletari in classe e quindi in partito
politico torna ad essere spezzata ogni momento dalla concorrenza
fra gli operai stessi. Ma risorge sempre di nuovo, pi forte, pi
salda, pi potente. Essa impone il riconoscimento in forma di
legge di singoli interessi degli operai, approfittando delle
scissioni all'interno della borghesia. Cos fu per la legge delle
dieci ore di lavoro in Inghilterra.
In genere, i conflitti insiti nella vecchia societ promuovono in
molte maniere il processo evolutivo del proletariato. La borghesia
 sempre in lotta; da principio contro l'aristocrazia, pi tardi
contro le parti della stessa borghesia i cui interessi vengono a
contrasto col progresso dell'industria, e sempre contro la
borghesia di tutti i paesi stranieri. In tutte queste lotte essa
si vede costretta a fare appello al proletariato, a valersi del
suo aiuto, e a trascinarlo cos entro il movimento politico. Essa
stessa dunque reca al proletariato i propri elementi di
educazione, cio armi contro se stessa.
Inoltre, come abbiamo veduto, il progresso dell'industria
precipita nel proletariato intere sezioni della classe dominante,
o per lo meno ne minaccia le condizioni di esistenza. Anch'esse
arrecano al proletariato una massa di elementi d'educazione.
Infine, in tempi nei quali la lotta delle classi si avvicina al
momento decisivo, il processo di disgregazione all'interno della
classe dominante, di tutta la vecchia societ, assume un carattere
cos violento, cos aspro, che una piccola parte della classe
dominante si distacca da essa e si unisce alla classe
rivoluzionaria, alla classe che tiene in mano l'avvenire. Quindi,
come prima una parte della nobilt era passata alla borghesia,
cos ora una parte della borghesia passa al proletariato; e
specialmente una parte degli ideologi borghesi, che sono riusciti
a giungere alla intelligenza teorica del movimento storico nel suo
insieme.
Fra tutte le classi che oggi stanno di contro alla borghesia, il
proletariato  una classe realmente rivoluzionaria. Le altre
classi decadono e tramontano con la grande industria; il
proletariato  il suo prodotto pi specifico.
Gli ordini medi, il piccolo industriale, il piccolo commerciante,
l'artigiano, il contadino, combattono tutti la borghesia, per
premunire dalla scomparsa la propria esistenza come ordini medi.
Quindi non sono rivoluzionari ma conservatori. Anzi, sono
reazionari, poich cercano di far girare all'indietro la ruota
della storia. Quando sono rivoluzionari, sono tali in vista del
loro imminente passaggio al proletariato, non difendono i loro
interessi presenti, ma i loro interessi futuri, e abbandonano il
proprio punto di vista, per mettersi da quello del proletariato.
Il sottoproletariato, questa putrefazione passiva degli infimi
strati della societ, che in seguito a una rivoluzione proletaria
viene scagliato qua e l nel movimento, sar pi disposto, date
tutte le sue condizioni di vita, a lasciarsi comprare per mene
reazionarie.
Le condizioni di esistenza della vecchia societ sono gi
annullate nelle condizioni di esistenza del proletariato. Il
proletario  senza propriet; il suo rapporto con moglie e figli
non ha pi nulla di comune con il rapporto familiare borghese; il
lavoro industriale moderno, il soggiogamento moderno al capitale,
identico in Inghilterra e in Francia, in America e in Germania, lo
ha spogliato di ogni carattere nazionale. Leggi, morale, religione
sono per lui altrettanti pregiudizi borghesi, dietro i quali si
nascondono interessi borghesi.
Tutte le classi che si sono finora conquistate il potere hanno
cercato di garantire la posizione di vita gi acquisita,
assoggettando l'intera societ alle condizioni della loro
acquisizione. I proletari possono conquistarsi le forze produttive
della societ soltanto abolendo il loro proprio sistema di
appropriazione avuto sino a questo momento, e per ci stesso
l'intero sistema di appropriazione che c' stato finora. I
proletari non hanno da salvaguardare nulla di proprio, hanno da
distruggere tutta la sicurezza privata e tutte le assicurazioni
private che ci sono state fin qui.
Tutti i movimenti precedenti sono stati movimenti di minoranze, o
avvenuti nell'interesse di minoranze. Il movimento proletario  il
movimento indipendente della immensa maggioranza nell'interesse
della immensa maggioranza. Il proletariato, lo strato pi basso
della societ odierna, non pu sollevarsi, non pu drizzarsi,
senza che salti per aria l'intera soprastruttura degli strati che
formano la societ ufficiale.
La lotta del proletariato contro la borghesia  in un primo tempo
lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo formalmente.
E' naturale che il proletariato di ciascun paese debba anzitutto
sbrigarsela con la propria borghesia.
Delineando le fasi pi generali dello sviluppo del proletariato,
abbiamo seguito la guerra civile pi o meno latente all'interno
della societ attuale, fino al momento nel quale quella guerra
erompe in aperta rivoluzione e nel quale il proletariato fonda il
suo dominio attraverso il violento abbattimento della borghesia.
Ogni societ si  basata finora, come abbiamo visto, sul contrasto
fra classi di oppressori e classi di oppressi. Ma, per poter
opprimere una classe, le debbono essere assicurate condizioni
entro le quali essa possa per lo meno stentare la sua vita di
schiava. Il servo della gleba, lavorando nel suo stato di servo
della gleba, ha potuto elevarsi a membro del comune, come il
cittadino minuto, lavorando sotto il giogo dell'assolutismo
feudale, ha potuto elevarsi a borghese. Ma l'operaio moderno,
invece di elevarsi man mano che l'industria progredisce, scende
sempre pi al di sotto delle condizioni della sua propria classe.
L'operaio diventa povero, e il pauperismo si sviluppa anche pi
rapidamente che la popolazione e la ricchezza. Da tutto ci appare
manifesto che la borghesia non  in grado di rimanere ancora pi a
lungo la classe dominante della societ e di imporre alla societ
le condizioni di vita della propria classe come legge regolatrice.
Non  capace di dominare, perch non  capace di garantire
l'esistenza al proprio schiavo neppure entro la sua schiavit,
perch  costretta a lasciarlo sprofondare in una situazione nella
quale, invece di essere da lui nutrita, essa  costretta a
nutrirlo. La societ non pu pi vivere sotto la classe borghese,
vale a dire la esistenza della classe borghese non  pi
compatibile con la societ.
La condizione pi importante per l'esistenza e per il dominio
della classe borghese  l'accumularsi della ricchezza nelle mani
di privati, la formazione e la moltiplicazione del capitale;
condizione del capitale  il lavoro salariato. Il lavoro salariato
poggia esclusivamente sulla concorrenza degli operai tra di loro.
Il progresso dell'industria, del quale la borghesia  veicolo
involontario e passivo, fa subentrare all'isolamento degli operai,
risultante dalla concorrenza, la loro unione rivoluzionaria,
risultante dall'associazione. Con lo sviluppo della grande
industria, dunque, vien tolto di sotto ai piedi della borghesia il
terreno stesso sul quale essa produce e si appropria di prodotti.
Essa produce anzitutto i suoi seppellitori. Il suo tramonto e la
vittoria del proletariato sono del pari inevitabili.
[...].

quarto. Posizione dei comunisti rispetto ai diversi partiti
d'opposizione.

I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro
intenzioni. Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser
raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto
l'ordinamento sociale finora esistente. Le classi dominanti
tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista. I proletari non
hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da
guadagnare. Proletari di tutti i paesi, unitevi!.
